Presenza dell'uomo | Feudo e latifondo | Paesaggio romantico Il Novecento


È stata l’attività del Vulcano Laziale, cominciata circa 600 mila anni fa, che coinvolse direttamente la zona dell‘Appia Antica con la colata di Capo Bove, a modellare gli aspetti originari del paesaggio della zona, creando quella piattaforma pianeggiante su cui fu poi tracciata la Via. 
All’attività vulcanica si è aggiunta l’azione degli agenti atmosferici che hanno contribuito a modellarne l’aspetto tipicamente ondulato.
Altre zone della stessa area hanno invece un andamento più regolare con larghi tratti pianeggianti.

La presenza dell‘uomo

paesaggio presenza paesaggio presenza 2

Villa dei Quintili (sx) e Villa dei 7 Bassi (dx). Fotografie di Luca Battaglia/Archivio Parco Regionale Appia Antica.

Non c’è dubbio che furono la progressiva antropizzazione avvenuta in epoca repubblicana e i grandi insediamenti dell‘età imperiale a modificare notevolmente il paesaggio di questa parte dell‘Ager Romanus. 
La presenza dell‘uomo dette vita a un’economia agricola basata sulla diffusione delle dimore e delle ville suburbane e dei villaggi rustici, che diede vita all’alternarsi di larghi tratti coltivati o adibiti a pascolo con zone "naturali", punteggiate da insediamenti di vario tipo, perfettamente inseriti nel contesto territoriale. 
La creazione della grande arteria viaria creò nuovi elementi paesaggistici: prima il sistema delle tombe, dei templi e degli impianti funerari, poi quello delle locande, dei punti di sosta e di ristoro, delle stazioni di posta e di cambio, di tutti i servizi necessari ai viaggiatori della Regina Viarum.


Il feudo e il latifondo

Paesaggio feudo

Valle della Caffarella, Torre Valca, XII sec. d.C. Fotografia di Vincenzo Squillacioti.

Dopo la caduta dell‘Impero, l’Agro conobbe un rapido cambiamento sia in termini produttivi che demografici. L’aspetto più evidente fu la trasformazione delle grandi proprietà e il loro ingresso nei beni ecclesiastici.
Il rinselvatichimento dei coltivi, lo scorrere incontrollato dei corsi d’acqua, il "rovinare" di molti dei manufatti abitativi e dei monumenti o il loro riadattamento e riuso cominciò a creare quell’insieme vedutistico che sarebbe stato preso a prototipo del Paesaggio romano.
Tale processo fu accelerato, nel corso dell‘XI secolo, dalla feudalizzazione dell‘agro della Via Appia, quando sorsero poderosi castelli e il territorio, sempre più spopolato, fu segnato dalle torri baronali.
L’evoluzione del feudo nel latifondo nobiliare (a partire dal XV secolo) sfocia nella grande "crisi" del XVII secolo: il territorio della via Appia sarà segnato dal quasi totale abbandono delle attività produttive e dallo spopolamento degli insediamenti.


Il paesaggio romantico

paesaggio romatico dipintoJ.J. Frey, Acquedotti nella campagna, Roma 1865.

Tra la seconda metà del ’600, il ’700 e il primo ’800 che artisti e letterati cominciano a guardare a una tale dimensione paesaggistica con occhi e sensibilità completamente nuove. La contemplazione di tanta "desolazione" si fa metafora e insegnamento, diventa apologo sulla grandezza perduta delle civiltà e dell‘uomo, si trasforma in sommesso ragionare (o fantasticare) sul destino e la vita.
Ecco dunque che nasce il paesaggio "suggestivo" e "romantico", capace di trasmettere valori non solo estetici ma anche morali e sentimentali. 
La risistemazione dell‘Appia Antica realizzata intorno alla metà dell‘800 parte in larga misura da simili concetti.


Il Novecento: tra distruzione e conservazione

luoghi novecento abusi luoghi novecento abusi 2
(sx) Baraccamenti, Acquedotto Felice, 1970. Fotografia: Archivio Capitolino. (dx) Baraccamenti, Shangai, Tor Marancia, 1960. Fotografia: Archivio Capitolino.

Il secolo scorso, segnato dallo sviluppo e dal progresso è, purtroppo, anche il secolo dell‘urbanizzazione selvaggia, dell‘abusivismo e della distruzione della continuità storica e ambientale del territorio. 
Oggi più che mai il restauro, la prevenzione, la conservazione e la salvaguardia sono l’unica garanzia per tutelare il paesaggio e perpetuarlo negli anni futuri, riconoscendo il valore di ogni sua componente, affinché nell’insieme esso possa essere un bene culturale e una risorsa non soltanto economica ma soprattutto educativa.

Galleria fotografica: Archivio Ente Regionale Parco Appia Antica

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