L'arteria dell'Impero Nel patrimonio di San Pietro Nuovi proprietari Ipotesi di tutela Antonio Cederna

312 avanti Cristo: il console Appio Claudio dà il suo nome al tracciato di una nuova strada che raggiunge la Campania e poi Brindisi. 
La principale caratteristica di questa nuova strada è di essere percorribile con ogni tempo e con ogni mezzo, grazie alla pavimentazione realizzata con grandi pietre levigate e perfettamente combacianti, poggiate su uno strato di pietrisco che assicura tenuta e drenaggio.
Con questa tecnica rivoluzionaria la Repubblica e l’Impero potranno costruire la vastissima rete stradale del mondo romano.
Quasi sempre rettilinea, larga circa 4,10 metri, una misura che consente la circolazione nei due sensi, affiancata da un duplice percorso pedonale e servita da pietre miliari, l’Appia si merita ben presto l’appellativo di Regina viarum, la Regina delle strade.
Lungo le prime miglia sorgono numerose installazioni funerarie, seguendo la legge che vietava di seppellire i morti entro la cinta sacra del Pomerio: monumenti di illustri famiglie, ma anche colombari di confraternite costituite per dare ai propri affiliati una degna sepoltura; cimiteri subdiali o sotterranei propri di particolari comunità etniche o religiose. Si crea e si stratifica cosí un patrimonio eccezionale di testimonianze storiche, culturali e artistiche di grandissimo valore.

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C.M. Quaedulieg, Scavi sulla via Appia, 1860.
 


La grande arteria dell’impero

Nel 268 a.C. l’Appia viene prolungata fino a Benevento, e nel 191 a.C. raggiunge Brindisi, il principale porto per la Grecia e per l’Oriente. Diventa così la principale via di comunicazione del mondo mediterraneo. Sarà soltanto la definitiva caduta degli imperi romani, quello d’Occidente ma anche quello d’Oriente, che farà decrescere rapidamente l’importanza della Regina viarum nella circolazione delle merci e delle persone.

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La via Appia Antica, Regina viarum, ai tempi dell'Impero Romano.

 
Nel patrimonio di San Pietro

La decadenza dell’Appia, è dapprima lenta, poi sempre più rapida. Nel IX e nel X secolo intorno alla via esistono grandi proprietà ecclesiastiche, come quella di Santa Maria Nova.
Il sistema monumentale subisce i pesanti attacchi del tempo e dell’uomo: l’Appia diventa una cava di materiali riutilizzabili o di pietre da calcara per la calce.
A partire dall’XI secolo il Patrimonio di San Pietro comincia a cedere queste proprietà alle famiglie baronali e comitali romane.
I Conti di Tuscolo trasformano il sepolcro di Cecilia Metella in una fortezza. Nel 1300 Bonifacio VIII Caetani dona questo castello alla sua famiglia: intorno a esso sorge un grande borgo fortificato che scavalca la strada e la sbarra.
La pretesa dei Caetani di imporre pesanti pedaggi su merci e viaggiatori fa nascere un percorso alternativo: l’Appia Nuova, che parte da Porta San Giovanni.

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G.B. Busiri, Cecilia Metella e Castrum Cateni, 1720-1725


Nuovi proprietari, nuove spoliazioni

E' alla fine del ’500 che Gregorio XIII lastrica la via Appia Nuova. L’Appia Antica è ormai ridotta a semplice via suburbana. Alla fine del ’600 Innocenzo XII fa tracciare una via di collegamento tra le due strade: l’Appia Pignatelli.
I monumenti superstiti subiscono in questi anni una nuova pesante spoliazione.
Il sempre più forte interesse per la nascente "Archeologia" scatena la caccia al reperto e gli scavi lungo e intorno all’Appia Antica alimentano i musei e le collezioni di mezza Europa. Inizia un nuovo, grande processo di trasformazione della proprietà fondiaria: i Torlonia diventano i principali proprietari di aree agricole della zona.
Grandi estensioni di terreno sono possedute anche dai Boncompagni Ludovisi.

 
Le prime ipotesi di tutela

L’idea di un grande parco archeologico che dovrebbe coprire tutta la regione compresa tra la Colonna Traiana e i Castelli Romani emerge per la prima volta durante il periodo napoleonico. Il governatore De Tournon interessa a questo progetto artisti come il Valadier e Antonio Canova.
Successivamente Papa Pio IX lancia un piano di recupero dell‘Appia Antica, affidato a Luigi Canina, architetto e archeologo piemontese: il suo intervento lungo la Regina viarum darà frutti ancora oggi tangibili.
Dopo l’Unità Rodolfo Lanciani, Guido Baccelli e Ruggero Bonghi lanciano i primi progetti di recupero dell‘Appia Antica.
E' da tali progetti nascerà la "passeggiata archeologica" tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla. Nel 1931 la via Appia Antica viene descritta nel nuovo pano regolatore come "Grande parco" circondato da una "zona di rispetto".


La forza delle parole: Antonio Cederna

Ai tentativi di cementificazione selvaggia si oppose una sparuta minoranza rappresentata da un gruppo di architetti, di urbanisti, di giornalisti, di intellettuali idealmente guidati dall’infaticabile opera di denuncia di Antonio Cederna e dell’associazione Italia Nostra.
E’ una battaglia destinata a durare per decenni. Ancora nel 1960 un piano paesistico si limita a destinare a verde pubblico solo una striscia di terra di pochi metri ai lati della strada. Nel 1965 Il Ministro dei Lavori Pubblici destina a Parco pubblico 2500 ettari dell’agro dell’Appia Antica, ma il Consiglio di Stato definisce illegittima tale destinazione.
Negli anni ’70 e ’80 le battaglie di salvaguardia e di tutela interessano fette sempre più ampie della popolazione e sempre più associazioni.
La richiesta dell’istituzione di un Parco diventa sempre più pressante.
Nel 1979 il Sindaco Argan fa propria la proposta di creare un grande Parco Archeologico nel centro di Roma, che si dovrà collegare con quello dell’Appia Antica. Cominciano o si fanno più incisivi i provvedimenti di tutela e di esproprio.
Anche questa fase della "battaglia" è durissima, ma pur tra mille difficoltà e ostacoli politici e giuridici la nascita del parco si avvicina.
Nel 1988 la Regione Lazio approva l’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica.
Nel 1993 lo stesso Cederna viene nominato Presidente dell’Azienda Consortile per il Parco dell’Appia Antica, e si batte duramente perché il progetto del Parco possa decollare.

Antonio Cederna
Antonio Cederna.

 

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